Habitat del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina

Il contenuto di questa pagina

  1. La forza della natura
  2. Fauna e flora
  3. L'uomo e il parco

La forza della natura

Ghiacciaio, Forcella del Picco, Val Aurina (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)
Ghiacciaio, Forcella del Picco, Val Aurina (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)

Circa 60 milioni di anni fa, durante la deriva dei continenti, dall'antico continente africano si staccò la "placca adriatica". Dirigendosi verso nord restrinse dapprima il mare del Giurassico. Poi si spinse contro il continente europeo fino a sovrascorrervi per circa 150 km. Sottoposto ad un’immensa pressione il margine del continente europeo sprofondò sotto la crosta terrestre. A causa delle elevate temperature e della pressione esercitata dalle masse rocciose africane sovrastanti iniziò a fondere. Circa 30 milioni di anni fa il magma risalì attraverso fratture nei soprastanti strati rocciosi, formando corpi intrusivi superficiali. Fu così che nacquero le Vedrette di Ries. Esse rappresentano in un certo senso un prodotto di fusione tra Europa ed Africa. Sono costituite da batoliti di tonalite, in parte coperti, in parte accerchiati dalla regione degli antichi gneiss. Quest'ultimi sono residui della placca africana.

Circa 10 milioni di anni fa, le croste africane si erosero. Questo portò alla riaffiorazione del corpo di tonalite. Emerse anche il sottostante bordo meridionale dell'antica placca europea, costituito dagli gneiss centrali e dai sottostanti strati scistosi. I geologi si riferiscono a questo fenomeno come "Tauernfenster" (finestra dei Tauri). Questo si estende per 160 km, dal Brennero verso est fino al Katschberg.

Tra i parchi naturali dell'Alto Adige, il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina ha il maggior numero di ghiacciai. Tuttavia, quelli degni di nota sono limitati ai soli versanti settentrionali.

Nel 1873 il ghiacciaio Vedrette di Ries copriva ancora tutto il vasto anfiteatro tra il Monte Nevoso ed il Collalto. Attualmente, in seguito ai processi di scioglimento, il ghiacciaio si è ridotto a tre sole vedrette.

Il progressivo ritiro dei ghiacciai consente di osservare "dal vivo" esempi significativi della geomorfologia glaciale. Tra questi ci sono vari tipi di morene. Vi sono anche i massi erratici, le rocce montonate, i laghi glaciali e l'attività erosiva delle acque. Su superfici di limitata estensione si possono infatti osservare processi verificatesi su vasta scala al termine dell'era glaciale.

L'acqua in tutte le sue forme è la ricchezza del parco. Ovunque i torrenti precipitano verso valle superando pareti e salti di roccia. Fra le numerose cascate le più belle sono sicuramente le Cascate di Riva e quella del Rötbach. Numerosi laghi di piccole dimensioni si trovano negli avvallamenti scavati dai ghiacciai. Questi laghi si trovano ad altitudini comprese tra i 2.200 e i 2.500 metri. Tra di essi ci sono il Lago di Gola, i tre Laghi Maler e i Laghi Kofler. In fondo alla Valle di Anterselva si trova il Lago di Anterselva, circondato da fitte foreste di conifere. Assieme alle superfici limitrofe è posto sotto tutela. In ordine di grandezza si tratta del terzo naturale in Alto Adige.

Fauna e flora

Sassifraga biflora (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)
Sassifraga biflora (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)

Estese foreste di abete rosso coprono uniformemente i pendii di queste valli, caratterizzate da insediamenti sparsi. Ad altitudini comprese fra gli 800 e i 1.400 m la pecceta montana raggiunge la sua massima estensione. A quote più elevate, è seguita dalla pecceta subalpina. Più il manto boschivo è rado e in posizione soleggiata, più aumenta la presenza del larice. Talvolta in queste foreste crescono ancora gruppi isolati di latifoglie, come il sorbo degli uccellatori. Il limite del bosco è compreso fra i 1.900 e i 2.200 m sopra il livello del mare. Di regola è caratterizzato da specie come l'abete rosso, il larice e il pino cembro. La fascia degli arbusti contorti sovrastante è composta da gruppi sparsi di pino mugo. In prossimità di canaloni con alto tasso d’umidità cresce anche l’ontano verde.

Le rigogliose foreste del parco rappresentano un ambiente ottimale per molte specie animali, come ad esempio cervi e caprioli. Gli scoiattoli, i lucherini e i crocieri si cibano dei semi di abete rosso e di larice. Non di rado si possono udire o osservare anche diverse specie di picchio. Frequente nelle cembrete è la nocciolaia che raccoglie i semi di cembro in depositi per l'inverno. Altre specie presenti nel parco sono la volpe, il tasso e alcune specie di mustelidi.

Sui pascoli alpini del parco naturale fioriscono fiori colorati. Tra queste specie ci sono l'arnica, la campanula barbata e il radicchiello irsuto. Troviamo anche la fragola d'oro, i sempiterni, gli anemoni e molte altre specie. Sulle rocce silicee il cotico erboso è costituito prevalentemente dal carice ricurvo. L'elina cresce invece soprattutto sui gioghi esposti a forti venti.

Le praterie alpine situate al di sopra del limite del bosco offrono rifugio a molti animali. Tra questi, si trovano un'infinità di insetti quali farfalle, coleotteri, bombi e cavallette. Questi insetti a loro volta sono predati da piccoli uccelli, come lo spioncello e il culbianco. Un'altra specie frequente sulle praterie alpine è la marmotta. È la preda principale dell'aquila reale che nidifica regolarmente nel parco naturale.

Con l’aumento dell’altitudine si passa dai pascoli alpini ai ghiaioni e ai macereti. Su morene e ghiaioni, caratterizzati da fine materiale detritico, s'insediano ben presto alghe, licheni, e muschi. Nelle piccole nicchie rocciose in cui si è formato del terreno, crescono anche graminacee e piante a pulvino. Alcune specie riescono a crescere fino ad altitudini di 3.000 metri. Fra queste troviamo l'androsace alpina, la linaria alpina e diverse sassifraghe come la sassifraga muschiata e la sassifraga rossa

In questi ambienti sono frequenti i camosci, perfettamente adattati a questi ambienti aspri. Inoltre si può osservare il corvo imperiale che nidifica su pareti rocciose. Il codirosso spazzacamino, il culbianco e il sordone sono gli uccelli caratteristici dei pendii detritici. Un piccolo roditore, l'arvicola delle nevi, è il mammifero che vive alle altitudini più elevate. Talvolta costruisce la propria tana in rifugi o bivacchi d'alta montagna.

L'uomo e il parco

Lobiser Schupfen, Riva di Tures (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)
Lobiser Schupfen, Riva di Tures (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)

Il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina è caratterizzato da lunghe vallate interne in cui sfociano valli laterali di limitata estensione. L’esempio più tipico è rappresentato dalla Valle Aurina con le sue valli secondarie. I fondovalle densamente abitati sono delimitati da ripidi pendii, caratterizzati dalla presenza di piccoli insediamenti sparsi. Da qui fino al limite dei ghiacciai si estendono alpeggi soggetti a pascolo estensivo e prati a sfalcio. Questi paesaggi rappresentano una testimonianza dell'attività dell'uomo.

Oltrepassata la strettoia dietro Tures, in Valle Aurina, si apre un paesaggio aspro e ricco di contrasti. In epoca medioevale, agricoltori delle valli Pinzgau e Ziller colonizzarono l'area attraverso i passi. Questo si riflette ancora oggi nel dialetto, nei costumi e nell'architettura della zona. Così gli antichi "Paarhöfe" presentano spesso un piccolo campanile simile a quelli che si possono ancora trovare nel Pinzgau. Si tratta di abitazioni con fienile e stalla separati.
All'epoca prevalevano i masi sparsi, noti come "Einzelhöfe". Di conseguenza, i villaggi solitamente erano composti solo da una dozzina di edifici. Tra questi si trovavano la canonica, la scuola, le botteghe e le officine degli artigiani.

Già durante il Medioevo la Valle Aurina era un’importante via di comunicazione. Sulla mulattiera dei Krimmler Tauern, ancora oggi in gran parte lastricata, transitavano merci per e dal Salisburghese. Le spedizioni di vino atesino verso nord e di sale di Hallein verso sud erano molto frequenti. Il trasporto era molto faticoso e avveniva in gran parte a dorso di mulo o a spalla. Ancora oggi, i contadini attraversano questi passi, spesso ancora innevati. Lo fanno per portare le loro mandrie all'alpeggio nel Salisburghese.

Oltre il limite del bosco iniziano gli alpeggi utilizzati come pascolo ed in parte anche falciati. Le malghe rappresentano la testimonianza più eloquente della vita e del lavoro dell'uomo all’interno del parco.

Durante la seconda metà del secolo scorso le Vedrette di Ries diventarono una rinomata meta turistica. Nel 1880 la rivista dell'associazione alpina germanico-austriaca pubblicò una descrizione della zona dal titolo "Il Gruppo delle Vedrette di Ries". 

Ultimo aggiornamento: 16/07/2025