Habitat del Parco naturale Tre Cime

Il contenuto di questa pagina

  1. Geologia
  2. Fauna e flora
  3. L'uomo e il parco

Geologia

Dolomia principale della Cima Dodici (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)
Dolomia principale della Cima Dodici (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)

Le Dolomiti di Sesto sono parte delle Alpi meridionali. Esse costituiscono la parte nord-est delle Dolomiti, che qui confinano con le Alpi Carniche. A nord un’importante linea di frattura nota come ”Lineamento Periadriatico” o “Linea della Pusteria” le separa dalle Alpi orientali. Le Dolomiti di Sesto sono composte prevalentemente da rocce dolomitiche. Queste rocce si sono formate nelle calde, basse acque delle lagune dell’antico Mare della Tetide. Localmente sono inoltre molto diffuse rocce vulcaniche, arenarie e rocce argillose.

Il luogo migliore per comprendere la stratificazione delle Dolomiti è la Valle di Sesto. Sul basamento cristallino, composto da scisti quarziferi, poggiano i conglomerati di Ponte Gardena e della Val Gardena. Da questi conglomerati, per molto tempo, sono state ricavate macine per i mulini. Seguono le formazioni a Bellerophon, contenenti zolfo, e fino ad un’altitudine di 2000 metri i colorati strati di Werfen. Questi strati argillosi e calcarei emergono difficilmente nel quadro paesaggistico, perché coperti da fitti boschi. I fertili terreni sopra gli strati di Werfen sono utilizzati dagli agricoltori come prati alpini e pascoli d’alta montagna. A titolo di esempio, si citano i Prati di Croda Rossa e i Prati di Monte Casella.
Al disopra di questi strati si ergono le imponenti e frastagliate pareti della Dolomia dello Sciliar. Conferiscono un aspetto bizzarro alla Rocca dei Baranci e ai gruppi dei Tre Scarperi e della Croda dei Baranci. Anche la Croda Rossa di Sesto, la Cima Undici e il Monte Popera presentano questo aspetto distintivo. Nella parte meridionale delle Dolomiti di Sesto, la Dolomia dello Sciliar forma solamente lo zoccolo per i veri  “monumenti”. La Cima Dodici (3.094 m), infatti, è costituita da Dolomia Principale stratificata regolarmente in modo orizzontale. Altri esempi da elencare sono il Monte Paterno (2.744 m) e le Tre Cime di Lavaredo (2.999 m).
Gli Strati di Raibl sono caratterizzati da colorate marne argillose. Queste marne ricoprono spesso la Dolomia dello Sciliar proteggendola dall’erosione. Nelle conche formano un fondo stagnante per verdi praterie alpine e chiari laghetti (Laghi dei Piani, Lago Malga di Mezzo).

L’attuale paesaggio delle Dolomiti di Sesto è caratterizzato da straordinarie cime, altipiani e profonde valli. Si è formato negli ultimi due o tre milioni di anni per l’azione dell’acqua e dei ghiacciai. Testimoni dell’antica attività glaciale sono i dossi e le alture circolari levigati. Sono ben visibili sugli altipiani intorno alle Tre Cime di Lavaredo e nella Alta Val Fiscalina. Colli dolcemente ondulati e valli, zone umide e suoli produttivi sono quello che resta delle morene degli antichi ghiacciai.

I giganti rocciosi, simboli dell’eternità, non sono altro che un‘istantanea del processo evolutivo delle Alpi e delle Dolomiti. Lo dimostrano i detriti, che spiovono ininterrottamente dalle cime, creste e pareti. Di seguito si accumulano ai piedi delle cime e formando possenti ghiaioni. In alcuni punti le valli Campo di Dentro, Fiscalina e della Rienza sono state sepolte. Di conseguenza, in alcuni tratti i corsi d’acqua scorrono sotto i detriti.

Nel parco naturale è presente un solo lago più esteso, il Lago di Landro, sito nell’omonima valle. Tuttavia, il quadro paesaggistico è arricchito da una moltitudine di laghetti alpini. 

La maggior parte delle sorgenti nelle Dolomiti di Sesto sgorga dagli strati di Raibl, Werfen e Bellerophon. Sono degne di nota la Sorgente della Drava ai piedi della Rocca dei Baranci. Sono importanti anche le sorgenti sulfuree e ferruginose dei Bagni di San Candido e di Moso. Già anticamente venivano utilizzate per scopi terapeutici. Una parte delle acque delle sorgenti dei Bagni di Moso è imbottigliata come acqua minerale da tavola.
La Rienza nasce dai Laghi delle Tre Cime, adagiati sulla Dolomia dello Sciliar nei pressi della Grava Longia.

Fauna e flora

Potentilla delle Dolomiti (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)
Potentilla delle Dolomiti (Archivio Ufficio Natura, Foto Sepp Hackhofer)

Circa due terzi del territorio del parco naturale sono coperti da rocce e pendici detritiche. Una moltitudine di piante pioniere si sono specializzate nella colonizzazione di questi habitat poco ospitali. Il problema principale per questi colonizzatori dei ghiaioni è l’instabilità del substrato che periodicamente scivola verso valle. Le specie striscianti dei detriti, come l’arabetta alpina oppure l’appariscente linaria alpina si reinsediano rapidamente. Il romice scudato e l’iberidella grassa sono invece in grado di espandersi sui detriti. I loro stoloni superficiali cercano ostinatamente di uscire alla luce attraverso il detrito in continuo scivolamento. Un ruolo importante è quello delle specie capaci di arginare il movimento dei detriti. Esse formano i primi insediamenti stabili in mezzo ai ghiaioni. Si tratta di vere e proprie isole stabili dalle quali la copertura vegetale può gradatamente colonizzare le pendici sassose. Tra loro si contano varie specie di graminacee (carice sempreverde, sesleria varia) e salici. Alcuni arbusti a spalliera sono importanti produttori di humus sulle pendici detritiche. Tra questi, possiamo menzionare il camedrio alpino e la potentilla persicina. 
Alcuni tra i fiori dolomitici più belli crescono nelle crepe, nelle fessure di roccia e lungo le strette sporgenze. Tra questi ci sono il rododendro nano, la primula orecchia d’orso e l’achillea gialla. Inoltre, possiamo annoverare l’aquilegia azzurra e l’androsace di Hausmann. In molti casi si tratta di specie endemiche sopravvissute alla glaciazione su erte pareti esposte a sud. Il loro territorio d’espansione si limita a queste zone.

Il picchio muraioloanimale simbolo del parco naturale – é un tipico abitante degli ambienti rocciosi. In parte svolazzando e in parte arrampicandosi risale le pareti rocciose. Con il suo lungo becco estrae insetti e ragni nascosti tra le fessure. Altre specie di uccelli canori tipici della regione sono il fringuello alpino e il sordone. Anche l’indiscussa regina delle montagne, l’aquila reale, volteggia in questi cieli. Essa preferisce le sporgenze di roccia ben protette per costruire i suoi nidi. Ogni anno, alleva uno o due aquilotti.

Sopra il limite del bosco si estende il regno delle praterie alpine, che si sono formate senza l’intervento dell’uomo e che per motivi climatici sono ormai prive di vegetazione arborea. Fino ad un’altitudine di 2.800 m questi terreni vergini e pianeggianti ospitano le praterie alpine più resistenti al vento e al gelo (cariceti a pulvino, associazioni a sesleria), mentre sulle creste e sulle cime crescono le associazioni dell’elineto.

Uno degli uccelli più caratteristici per queste praterie d´alta quota è lo spioncello, che non passa inosservato. Le praterie sono pascoli molto apprezzati anche dai camosci.

Il paesaggio del parco naturale è caratterizzato da estesi boschi di abete rosso e larice. Questi si trovano a quote più basse, soprattutto nella zona tra la Rocca dei Baranci e il Passo Monte Croce.
Sulle pendici dolomitiche poco profonde e aride della Val di Landro crescono invece formazioni di pino silvestre. Qua e là nelle peccete si inseriscono talvolta latifoglie come la betulla e il sorbo degli uccellatori.
Lungo i torrenti crescono fitte boscaglie di salici e ontani. Esempi si riscontrano all'imbocco della Val Campo di Dentro e della Alta Val Fiscalina.
Il pino cembro è una specie arborea estremamente resistente. Compare isolato nella Alta Val Fiscalina, nella Val Campo di Dentro e nella Val di Landro.

In questi boschi montani vivono la civetta nana, la civetta capogrosso, il picchio nero e il picchio tridattilo. Queste specie sono presenti in parte anche nelle zone di brughiera ad arbusti nanna. In genere, si tratta di zone di transizione tra il bosco e le praterie alpine.
Il capriolo vive in zone aperte e nel bosco montano ricco di sottobosco. In estate si spinge fino alla regione degli arbusti.
Il bosco montano presenta spesso un fitto sottobosco di arbusti nani. Questi costituiscono la principale risorsa alimentare per il gallo cedrone ed il forcello.

All’entrata della Val Campo di Dentro e della Val Fiscalina il paesaggio del parco naturale presenta luminosi prati alberati a larice. Essi sono importanti per il legname con il taglio mirato dei larici. Inoltre, sono utilizzati per la fienagione e in tarda estate per il pascolamento. I larici sparsi creano un microclima che favorisce la crescita di molti vegetali. Frenano l’azione del vento e contribuiscono ad equilibrare le condizioni abiotiche durante i periodi più caldi ed aridi.

Sul terreno accidentato e intorno alle vecchie ceppaie si trovano preziose nicchie ecologiche. I piccoli fienili tradizionali completano il quadro di un paesaggio soave. Il lavoro nei prati alberati a larice è impegnativo e poco proficuo dal punto di vista economico. Per tale motivo, negli ultimi decenni l’intensificazione agricola ha progressivamente invaso anche i prati alberati. Di conseguenza, queste aree, un tempo caratterizzate da una ricca biodiversità, sono state ecologicamente impoverite.

L'uomo e il parco

Rovina Bagni di San Candido (Archivio Ufficio Natura, Foto Martin Schweiggl)
Rovina Bagni di San Candido (Archivio Ufficio Natura, Foto Martin Schweiggl)

Già nel secolo scorso le cime e le crode delle Dolomiti di Sesto attiravano gli alpinisti. All'epoca le Dolomiti erano ancora sconosciute dal punto di vista alpinistico. I primi a scoprirle furono alcuni sportivi inglesi. I locali consideravano tali imprese delle stravaganti follie. Chi faceva il pastore, infatti, si spingeva sui monti solo fin dove cresceva l'erba. Chi cacciava camosci saliva solo fin dove si arrampicavano le sue prede. Le montagne erano ritenute la dimora di demoni, divinità, gnomi e giganti. Così era riportato nei miti, nelle legende e nelle usanze.

Ben presto ai pionieri inglesi fecero seguito scalatori austriaci e germanici. I primi portatori e le prime guide furono reclutati tra i cacciatori più esperti. I modesti rifugi di allora servivano ad abbreviare le salite e attiravano una schiera sempre più folta di alpinisti.

All’inizio del secolo scorso a Dobbiaco sorsero le strutture alberghiere nella frazione Dobbiaco Nuova. Sono segno di come già allora questa località fosse un fiorente centro turistico. L'albergo Bagni di San Candido è oggi in rovina. Il "Bad Maistatt" sopra Villabassa ha chiuso i battenti. Il prestigioso Grand Hotel Dobbiaco invece è stato trasformato in un centro culturale con un’importante sala per concerti. Residenze estive e case borghesi documentano la secolare importanza commerciale della Val Pusteria, passaggio della via "Alemagna" verso Venezia.

Nel maggio del 1915 la pacifica conquista della montagna fu interrotta bruscamente. Per due anni e mezzo sui monti infuriò la guerra d’alta montagna tra l'esercito italiano e quello austriaco. Per due inverni si dovette fornire cibo e ricoveri a decine di migliaia di soldati. Questi erano costretti a resistere in condizioni estreme in questo deserto di ghiaccio. Ancora oggi i pianori sull'altipiano delle Tre Cime di Lavaredo sono disseminati di schegge di granate arrugginite. Il Sasso di Sesto è sforacchiato come una forma di gruviera. Al cimitero di Sesto, la Danza macabra dell’artista Rudolf Stolz evoca la follia e il terrore dalla guerra. 

Oggi le Dolomiti di Sesto con i comuni di SestoDobbiaco San Candido rappresentano zone a fortissima presenza turistica. È quindi importante porre particolare attenzione alla conservazione delle montagne e della natura.

Ultimo aggiornamento: 23/07/2025